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News / IL MAL DI SCHIENA

IL MAL DI SCHIENA


Circa quindici milioni di italiani soffrono di mal di schiena in modo più o meno grave e, statisticamente, questa è la prima causa di assenteismo dal lavoro e la seconda di invalidità permanente.

Chi ne è colpito purtroppo molte volte affronta un itinerario diagnostico e terapeutico estremamente variegato, in una sorta di "ping-pong" specialistico che va dall’ortopedico al fisiatra, al neurologo. Tutto ciò avviene perché questa struttura meravigliosa (e complicata) che è la schiena umana può presentare numerosi disagi (o vere e proprie malattie) indagabili e curabili effettivamente da vari punti di vista a secondo del "pezzo" o del "settore" che si considera.

Ecco allora nascere equazioni quali osso-ortopedico, nervi-neurologo, stress-psichiatria (o psicosomatista), muscoli-fisioterapista, posizioni del corpo e riabilitazione-fisiatra, ernia del disco-chirurgo, malocclusioni dentali (importanti come vedremo)-dentista, "sblocchi"-chiropratico eccetera. Ebbene questi specialisti, medici e no, sono tutti terapeuti validi per risolvere i problemi di un "tratto" di schiena piuttosto che un altro, ma nello stesso momento possono essere di nuovo tutti inefficaci quando il paziente venga considerato per la sua malattia, da far rientrare in un sapere settoriale, piuttosto che un individuo da aiutare in modo globale a ritrovare la salute. Se questo è vero in tutte le malattie (e rispettive specializzazioni mediche) lo è ancora di più per quanto riguarda la schiena perché la sua struttura, con le relative funzioni, è influenzata e influenza altri apparati.

Vediamo allora di conoscere questa parte dell’organismo umano,quali sono le cause  e i sintomi  del mal di schiena e come si può curare, in che modo riconoscere segnali d'allarme, e infine come è possibile mantenerla "in buona salute" ed in armonia con gli organi del corpo. 

La struttura della schiena

L’uso del pollice, la lateralizzazione corporea (cioè essere destrimani o mancini), comunicare attraverso la parola, numerose funzioni psichiche come la capacità di ragionare, di identificarsi, di inventare, di immaginare sono tutte caratterizzazioni dell’essere umano rispetto all’animale. Tuttavia all’elenco manca un’altra importante differenza e cioè la "stazione eretta". Questa è stata la spinta fondamentale all’evoluzione umana perché la capacità di stare in piedi, e così di camminare, ha reso possibili lo sviluppo delle funzioni sopradescritte nell’arco di milioni di anni.

Ebbene, ciò che favorisce in modo determinante la stazione eretta è la colonna vertebrale, o spina dorsale, costituita da 33 ossa (vertebre) che si articolano una sull’altra: dall’alto in basso 7 sono le vertebre cervicali, 12 le toraciche (o dorsali), 5 quelle lombari, 5 le sacrali e 4 le coccigee. Mentre le ultime 9 nell’adulto sono in genere fuse tra loro, le altre 24 sono mobili e "ammortizzate" una con l’altra grazie a particolari formazioni cartilaginee chiamate dischi intervertebrali. Intorno alle vertebre vi sono robusti legamenti con forti e grandi masse muscolari tanto da formare un’ampia superficie che, dal collo al sacro, viene chiamata "schiena". Importanti sono anche le cosiddette "curve" della spina dorsale, cioè la lordosi cervicale, la cifosi dorsale, la lordosi lombare, la cifosi sacrale, ben visibili con una radiografia dell’intera colonna (dal lato destro o sinistro) e con un esame clinico particolarmente attento alle posizioni che una persona assume quando è ferma in piedi oppure mentre cammina. Queste quattro curve alternate sono le principali responsabili dell’elasticità e della solidità della colonna, infatti recenti studi di ingegneria applicati alla comprensione del corpo umano hanno dimostrato che se una spina dorsale si presentasse in linea retta sarebbe ben diciassette volte meno robusta e mobile del normale, infine tutte le vertebre possiedono un loro foro, chiamato intervertebrale, dove passa il midollo spinale, cioè l’insieme dei nervi che collegano ogni parte del corpo al cervello permettendo così a questo di ricevere informazioni e di dare loro conseguenti "risposte".

Quali sono le sue funzioni

La stabilità dell’intero corpo, il sostegno della testa (pesante in media otto chili) e delle spalle, la forma del torace, la protezione del midollo spinale, la capacità di assorbire carichi e forze esterne, sono tutte funzioni della colonna vertebrale. Fra queste la più importante è quella di permettere, nonostante tutto l’insieme possa apparire alquanto rigido, gran parte dei movimenti che caratterizzano l’uomo attraverso una notevole elasticità e flessibilità. Vediamo allora quali sono le azioni dei tre tratti mobili della colonna.

Tratto cervicale. Le 7 vertebre di questa parte della colonna permettono di sostenere il capo e i suoi movimenti rotatori, flessori ed estensori. Dunque grazie alla colonna cervicale è possibile allargare il campo visivo degli occhi guardando in basso, in alto, dietro, a destra e a sinistra. Inoltre è da queste vertebre che escono i nervi (provenienti dal midollo spinale e prima dal cervello) che comandano i muscoli delle spalle con l’arto superiore fino alla mano.

Tratto dorsale. In gran parte delle vertebre dorsali si articolano le costole e si inseriscono alcuni importanti fasci del muscolo diaframma. Il tratto dorsale allora compartecipa in modo sostanziale al vasto e complesso movimento della respirazione tanto che persone affette da "dorsalgie" spesso riferiscono di non riuscire a respirare profondamente. D’altro canto ogni medico sa che alcuni dolori dorsali a volte possono essere considerati veri e propri segnali di allarme di malattie polmonari quali pleuriti o broncopolmoniti, da escludere quindi (o confermare) sempre attraverso l’esame clinico dei polmoni con una radiografia del torace. Infine (grazie soprattutto ale ultime vertebre in prossimità del tratto lombare) la colonna dorsale permette le rotazioni, le flessioni e le estensioni di tutta la schiena.

Tratto lombare. La parte lombare della colonna, strettamente ancorata al bacino, con le sue vertebre particolarmente robuste sostiene tutta la spina dorsale (quindi il corpo in generale) e, nonostante sia poco mobile, "non si sta in piedi" se questa non svolge la sua funzione di "stabilizzazione" del bacino attraverso movimenti anche millimetrici di una vertebra con l’altra. Mentre si cammina questo vero e proprio "centro" corporeo (regge grandi strutture legamentose, ossee, muscolari, vascolari, nervose) aiuta il basculamento del bacino e contribuisce in modo determinante alla formazione del "baricentro", impedendo così la perdita dell’equilibrio.

I sintomi del male

Affrontiamo ora i sintomi che presenta chi soffre di mal di schiena secondo i tratti in cui è suddivisa la colonna vertebrale. Occorre precisare che la descrizione tralascia volutamente qualsiasi riferimento causale poiché quest’ultimo è di esclusiva pertinenza medica e viene individuato solo dopo l’esame clinico e le indagini strumentali che ogni caso può richiedere.

Dolore cervicale
Questo dolore (cervicalgia) può presentarsi in modo acuto oppure lento e via via ingravescente. Nel primo caso la persona lamenta un dolore improvviso e violento in una ristretta zona della nuca (torcicollo) che impedisce in genere la rotazione del corpo o verso destra o verso sinistra accompagnato a volte da forte nausea oppure, più raro, da vertigine, ronzio auricolare, agitazione e lieve confusione mentale. Nel secondo caso, quando è ad insorgenza lenta, il dolore riferito è sordo e localizzato in un tratto cervicale della colonna e provoca dolore, per esempio, guardare in alto o indietro (come nelle manovre di retromarcia in auto). Talvolta ogni movimento del collo fa male ed il dolore può scomparire e ricomparire a brevi intervalli senza un riferimento preciso, oppure essere silente per molto tempo per poi riacutizzarsi improvvisamente.

In genere quest’ultima cervicalgia (detta anche cronica) è destinata, se non curata, a manifestarsi in modo continuo intervallandosi a volte con episodi acuti, spesso accompagnati da forti mal di testa invalidanti. Una variazione del dolore cervicale è la cervico brachialgia (o nevralgia cervico brachiale) con cui si intende un dolore irradiato all’arto superiore fino alla mano. Questo può essere: a destra, a sinistra o bilaterale; intenso o lieve; persistente o presente solo durante alcuni movimenti; aggravato nella posizione supina e attenuato in altre (per esempio, ponendo le mani dietro la nuca).

Dolore dorsale
Il dolore dorsale rappresenta il dieci per cento dei mal di schiena, in genere si manifesta in modo acuto, molte volte localizzato e si irradia lungo le arcate costali (non raramente fino allo sterno). Quando è particolarmente forte influenza negativamente la respirazione (la persona lamenta di non respirare bene). Se la zona più colpita è quella fra le scapole, il dolore è evocato quando si allargano le braccia oppure quando si stringono (come nel movimento dell’abbracciare) o ancora quando si portano le braccia in alto per prendere qualche oggetto. Se il dolore invece è sotto le scapole, si presenta soprattutto nelle rotazioni e nelle flessioni del tronco e la respirazione profonda (cioè quella parte della respirazione che implica il massimo sforzo del muscolo diaframma) è limitata.

Dolore lombare
Insieme al dolore cervicale la lombalgia è il mal di schiena più frequente (90 % dei casi). Può presentarsi in forma acuta o cronica e comparire bruscamente. Nella forma acuta il dolore consegue all’improvviso movimento di estensione del tronco, per esempio nell’atto di sollevare un peso da terra. Chi ne è colpito (si parla di "colpo della strega") riferisce la sensazione di uno "strappo" o di un "bruciore" tanto violento da impedire qualsiasi tentativo di "rimettersi dritti" (la persona spesso si presenta al medico piegata in avanti).

Nella forma cronica invece il dolore è di vecchia data, magari intervallato da più o meno frequenti episodi di "colpo della strega". Di solito la persona indica delle posizioni del corpo che esacerbano (o diminuiscono) il dolore. Pressoché unanimamente la posizione che si assume in automobile, soprattutto durante lunghi viaggi, è quella più deleteria. Un altro sintomo che accompagna la lombalgia cronica è quello si "essere storti", cioè, guardandosi allo specchio (ma anche come sensazione) la persona riferisce di "pendere" da un lato (destro o sinistro). La ragione di tutto ciò è data da una reazione naturale di difesa della muscolatura della schiena che tende a proteggere la parte dolente contraendosi intorno, nel tentativo di tenere fermo il tratto della colonna colpito non permettendogli così ulteriori sollecitazioni

Ecco le cause del male

Numerose sono le cause del mal di schiena. Generalmente si classificano in due grandi gruppi: cause derivanti dalla struttura ossea e cause muscolari.  Questa divisione non corrisponde in realtà ad una vera differenza perché a problemi ossei conseguono problemi muscolari (spesso questi ultimi più importanti dei primi) e, viceversa, disequilibri con dolori muscolari possono a lungo andare creare complicazioni ossee. Vi sono inoltre altre cause di solito non riconosciute dalla medicina ufficiale e cioè quelle che vengono individuate dalle cosiddette medicine alternative (o "parallele"). Queste ultime verranno spiegate più avanti quando illustreremo il modo incui viene curato il mal di schiena dalla medicina tradizionale cinese e dalla chiropratica.

Cause ossee

Regina delle cause ossee è sicuramente l’artrosi (già ampiamente descritta negli articoli apparsi sui numeri 20 e 21 del 1994 di Gente), malattia spesso erroneamente riferita all’invecchiamento del corpo ma che in realtà può colpire l’essere umano pressoché in tutte le età. E’ questa una degenerazione delle articolazioni caratterizzata da usura, diminuzione del liquido posto tra i capi articolari, contratture muscolari intorno ai tratti interessati conseguenti al dolore, blocco dei movimenti. I tratti della colonna più colpiti sono quelli cervicale e lombare e tipico è il dolore acuto alla mattina quando ci si mette in movimento e che poi recede con l’attività per ripresentarsi alla sera.

Altra causa di questo gruppo è l’ernia al disco. Come detto, le vertebre sono separate una dall’altra dai dischi intervertebrali, formazioni di consistenza acquosa - gelatinosa che funzionano da ammortizzatori dei grandi pesi che la spina dorsale deve sopportare camminando, stando in posizione eretta o facendo dei movimenti. Poiché il disco tende a scivolare in tutte le direzioni in funzione degli spostamenti vertebrali, la natura ha provveduto a mantenerlo nella sua sede anatomica grazie a strutture legamentose e ha garantito robustezza all’insieme di una vertebra con l’altra e di tutta l’intera colonna.

Per cause non ancora chiarite, però, può accadere che i legamenti subiscano dei cedimenti tali per cui non riescono a svolgere al meglio la loro funzione di contenimento permettendo così ai dischi di scivolare fuori dal loro posto (ernia) talvolta anche sotto l’impulso di sollecitazioni di solito considerate lievi (alzarsi da una poltrona, sollevare una valigia).

L’ernia si definisce "contenuta" nell’iniziale cedimento dei legamenti. Si considera "protrusa" quando, pur essendo riuscita a far breccia sui legamenti, non si allontana dalla sua sede. E’ "espulsa" quando il disco è fuoriuscito e si distacca dallo spazio tra le due vertebre.

In genere l’ernia discale colpisce prevalentemente il sesso maschile nell’età compresa tra i 35 e i 50 anni (in età successiva l’invecchiamento generale del corpo causa una perdita della consistenza acquosa - gelatinosa dei dischi, cui consegue la diminuzione dello "scivolamento"). E’ più frequente a livello lombare (ultime vertebre), mentre è rara a livello dorsale e cervicale. Inoltre rappresenta la causa più comune di lombosciatalgia e di nevralgia cervico - bracciale, cioè dolore a livello lombare e cervicale con irritazione più o meno grave dei nervi che fuoriescono dalle vertebre in quelle sedi (lo sciatico per le gambe, il brachiale per gli arti superiori).

Cause muscolari

La compresenza di rigidità ed elasticità caratteristiche della colonna vertebrale è dovuta non solo alla struttura ossea (mobile e dura nel tempo stesso), ma anche ad un complesso muscolare che va dal capo al bacino comprendendo anche spalle, torace e fianchi. Per chiarire meglio, si può paragonare il dorso del corpo ad una barca a vela vista da dietro in cui la colonna è "l’albero" inserito nella "chiglia" (il bacino), con i "tiranti" (sartie) rappresentati dai muscoli a sostegno delle "vele" date dall’intera superficie della schiena. La rigidità è garantita dai tiranti muscolari, simmetrici a destra e a sinistra, che, come le sartie della nave, hanno il compito di ancorare la colonna al bacino. L’elasticità dipende dal fatto che i muscoli possono, oltre a "contrarsi" anche rilasciarsi, insieme alla particolare struttura di tutta la spina dorsale fatta, come abbiamo visto, di parti ossee mobili una sull’altra.

L’equilibrio descritto tra rigidità ed elasticità permette alla colonna vertebrale, come all’albero della nave, di piegarsi molto senza spezzarsi mai. Quando c’è mal di schiena allora, escluse le cause ossee principali come artrosi ed ernia al disco, occorre considerare l’insieme muscolare per individuare il disequilibrio che ha causato il dolore. Il mal di schiena, nella maggioranza dei casi, è provocato dall’abitudine ad assumere le posture (posizioni del corpo) scorrette che sono colpevoli di queste disarmonie. Tornando per chiarezza al paragone con la barca a vela, si pensi ad un carico "stivato" in modo errato, per esempio tutto su un lato: la conseguenza è che la chiglia (il bacino) e tutto il veliero (la schiena) si inclineranno da quella parte. Affinché l’albero svetti ancora perpendicolarmente (cioè si continui a stare eretti) sarà necessario inclinarlo dall’altra parte. Quest’ultimo lavoro, che i muscoli "tiranti" fanno di continuo nelle variazioni delle posizioni corporee quotidiane, diventa dispendioso e faticoso quando una postura piuttosto che un’altra viene mantenuta troppo nel tempo o, peggio, quando certe attività, lavorative e no, vengono eseguite in modo scorretto.

Ecco allora il dolore, vero e proprio segnale di allarme che la schiena svolge con fatica il proprio lavoro. Stiratrici, dattilografe, operatori al computer, centralinisti, dentisti, commesse, camionisti, commessi viaggiatori, traslocatori sono tutti lavoratori a rischio di mal di schiena di tipo muscolare. Senza necessariamente cambiar lavoro, si può prevenire e curare questo disturbo a volte invalidante. Vi sono tuttavia altre situazioni che predispongono al mal di schiena; sono di tipo muscolare e non trascurabili come incidenza. Vediamone alcune.

Scoliosi

E’ un problema di tipo osseo soprattutto quando i gradi della scoliosi sono al di sopra dei venti. Sotto tale valore (scoliosi lievi) la colonna può, nonostante la sua deviazione, restare elastica a scapito però della parte muscolare della schiena. Questa per assicurare la robustezza del dorso "compensa" le seppur lievi curve scoliotiche e, dunque, subisce un carico di lavoro che a lungo andare si può esprimere come mal di schiena.

Dismetrie arti inferiori

Per ragioni non ancora chiarite durante la crescita corporea un arto inferiore può svilupparsi in lunghezza meno dell’altro. Questa situazione, diventata stabile in età adulta, può restare nei limiti del "fisiologico" quando la differenza è sotto i tre millimetri. Quando però questa misura è superata possono esistere dei problemi di tipo compensatorio a livello della schiena, anche qui sovraffaticata da lavoro supplementare.

Per comprendere meglio si pensi a un’automobile che, per esempio, ha i pneumatici a destra più sgonfi di quelli dell’altro lato. Il guidatore non se ne accorge, perché la differenza è lieve. A lungo andare dopo curve, frenate, accelerazioni, le gomme si consumano più a destra e così pure le sospensioni. Alla fine la soluzione del problema non consiste più solo nel "gonfiare le gomme" (nell’essere umano basta una semplice soletta interna alle scarpe) ma nel cambiarle, purtroppo insieme alle sospensioni.

Traumi

Cadute a terra durante sport o attività lavorative (con gli sci, dalle scale) oppure i colpi di frusta causati da incidenti automobilistici, sono le cause più comuni di mal di schiena. Dopo tali traumi accade che la muscolatura vertebrale si irrigidisca come per meglio proteggere il tratto di colonna che ha subìto "l’insulto". Se questo è stato particolarmente violento e non è stato curato adeguatamente, le contratture muscolari permangono cronicamente per lungo tempo e la conseguenza può essere il mal di schiena. Il dolore è in genere localizzato oppure si manifesta in altre zone lontane perché i collegamenti dei muscoli del dorso sono tali da far attuare compensi non fisiologici in parti anche distanti dalla zona colpita.

Le regole per capire quando arriva

Fate attenzione a questi segnali d’allarme:

quando alzandosi dalla sedia o dal divano, entrando o uscendo dall’auto si avverte dolore alla parte lombare della schiena

quando, facendo retromarcia in automobile si avverte una fitta dolorosa al collo, soprattutto poi se il dolore si irradia (anche come "scossa") lungo un braccio

quando, mentre si guarda in alto (alzando la testa per prendere qualcosa), compare dolore nucale complicato magari da vertigini e sensazioni di nausea

quando si ha spesso mal di testa con la sensazione di peso sul collo e sulle spalle

quando durante starnuti e colpi di tosse si avverte una fitta dolorosa tra le scapole o alla parte lombare della colonna vertebrale

quando è presente un dolore dorsale, anche lieve, che impedisce la respirazione profonda

quando, portando dei pesi o raccogliendo qualcosa da terra si avverte "fatica" nella zona lombare oppure si sente dolore che regredisce in breve tempo

quando al mattino lavandosi i denti o il viso si avverte rigidità della schiena nel tornare eretti

Consigli per aiutarsi durante il colpo della strega:

durante l’attacco acuto sdraiarsi sul pavimento supini (a pancia in su) e flettere le ginocchia tenendo le piante dei piedi a terra. In questo modo si diminuisce la tensione lombare

durante il riposo notturno stare supini con un cuscino sotto le ginocchia per mantenerle flesse

anche se si riesce a camminare non continuare a lavorare perché la lombalgia acuta può notevolmente peggiorare in breve tempo (soprattutto se si continua a sforzare la colonna)

basarsi sulle proprie sensazioni piuttosto che sui consigli di altre persone (a meno che non si tratti di un medico) per decidere se mettere sulla parte lombare il ghiaccio oppure il termoforo. Nel primo caso applicare la borsa di ghiaccio per venti minuti tre volte al giorno; nel secondo, utilizzare, appunto, il termoforo o, meglio, immergersi in un bagno caldo

Consigli per chi lavora

Se si avvertono rigidità, dolori lievi, pesantezza, fatica ai muscoli della schiena, interrompere il lavoro per pochi minuti e fare i seguenti esercizi di rilassamento:

seduti, piedi paralleli con gambe perpendicolari al pavimento, gomiti appoggiati sulle ginocchia, tronco flesso in avanti, testa "molle" flessa in avanti, occhi chiusi, respirare lentamente e profondamente per due minuti circa (posizione del "cocchiere addormentato")

in piedi, appoggiare la schiena ad una parete tenendo il capo "molle" flesso in avanti e le braccia lungo il corpo "lasciando andare" le spalle. Con gli occhi chiusi respirare lentamente e profondamente per due minuti circa

Consigli per chi è predisposto al mal di schiena:

quando si ha un dolore alle articolazioni della bocca, oppure si avverte di masticare male e solo da una parte, non rimandare una visita odontoiatrica perché numerose sono le situazioni in cui il mal di schiena e malocclusione dentale sono collegate

se si avverte di camminare male, oppure si nota un diverso consumo delle suole di cuoio delle scarpe tra destra e sinistra, e ancora, quando si fa l’orlo dei pantaloni e si nota una differenza tra un lato e l’altro, occorre fare una visita fisiatrica per prevenire il mal di schiena da "dismetria" degli arti inferiori o da cattivo appoggio dei piedi a terra (piedi piatti, valghi, ecc.)

per chi sa di avere la scoliosi (anche in modo lieve) è utile fare periodici controlli delle simmetrie della schiena e praticare uno sport simmetrico come, ad esempio, il nuoto

dopo incidenti o cadute a terra, anche se non si avvertono dolori, controllare la funzionalità e l’elasticità della schiena (una visita specialistica ogni due mesi per almeno tre volte).



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